07 marzo 2010

L'Aquila e Provincia: bisogna intevenire subito !

Economia: allarme per L’Aquila fanalino di coda d’Abruzzo - PrimaDaNoi.it
Economia: allarme per L’Aquila fanalino di coda d’Abruzzo
L’AQUILA. Il sistema manifatturiero continua a registrare diminuzioni di produzione, fatturato, export e ordinativi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sebbene cresca nel trimestre.

Grazie a questa crescita congiunturale che perdura da 3 trimestri, le aspettative degli operatori continuano a migliorare rispetto al periodo precedente.
IL QUADRO CONGIUNTURALE. Come nei due periodi precedenti, nel IV trimestre 2009, i principali indicatori economici dell’industria manifatturiera abruzzese hanno proseguito a crescere su base trimestrale, sebbene sia stato rilevato un certo rallentamento. I risultati su base annua continuano ad essere negativi ma recuperano almeno in parte il divario rispetto allo stesso periodo del 2008.
Secondo l’indagine Congiuntura Economica Abruzzese del Cresa condotta su un campione di 403 imprese manifatturiere regionali con almeno 10 addetti, nel quarto trimestre 2009 la produzione industriale, seppur aumentata del 3,2% rispetto al periodo precedente, ha fatto registrare una diminuzione dell’11,8% nel confronto con il corrispondente trimestre 2008. Il fatturato ha sperimentato un incremento del 3,1% su base congiunturale (fatturato estero: +2,1%) e una diminuzione del -12,9% su base tendenziale (fatturato estero: -2,9%). Gli ordinativi nazionali e quelli esteri sono cresciuti rispettivamente del 3,4% e del 5,7% rispetto al periodo luglio-settembre mentre hanno fatto rilevare un calo del -10,0% e -4,4% nel confronto con lo stesso trimestre 2008. L’occupazione ha mostrato una flessione su base sia trimestrale (-0,9%) sia annua (-4,7%).
Per il prossimo semestre gli operatori economici si attendono ulteriori contrazioni dei principali indicatori ma il clima di opinione è meno pessimistico di quello rilevato alla fine del trimestre precedente.

LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE. Le piccole imprese (10-49 addetti) e quelle medie (50-249 addetti) hanno registrato risultati trimestrali peggiori di quelli medi regionali e risultati annui generalmente migliori, ad eccezione di quelli relativi al fatturato estero e agli ordinativi dal mercato internazionale. Sembra, quindi, che tali realtà industriali soffrano maggiormente lo sfavorevole momento congiunturale ma mostrino maggiore solidità riguardo alle crisi di natura strutturale, ad eccezione dei rapporti con i mercati esteri.
Le piccole imprese hanno aspettative per i prossimi sei mesi sensibilmente peggiori della media regionale, al contrario di quanto accade per le imprese di media dimensione che sono generalmente ottimistiche, ad eccezione dell’occupazione.

LE GRANDI IMPRESE. Le grandi imprese (oltre 250 addetti) continuano a mostrare risultati trimestrali positivi e sensibilmente migliori della media regionale, mentre gli andamenti annuali sono sensibilmente peggiori della media abruzzese, ad eccezione dell’occupazione e degli ordini e fatturato relativi al mercato internazionale.
Le aspettative degli operatori per i prossimi sei mesi sono molto ottimistiche per tutti gli indicatori, ad eccezione dell’occupazione. Risultano comunque migliori della media regionale e delle previsioni attese nel periodo precedente.

I SETTORI.

L’alimentare bevande e tabacco fa registrare aumenti sia trimestrali (ad eccezione del fatturato totale ed estero) sia annuali (ad eccezione della produzione e degli ordini interni).
Il tessile abbigliamento e calzature continua a mostrare diminuzioni sia congiunturali sia tendenziali con risultati trimestrali peggiori di quelli medi regionali.
Il legno e mobili fa rilevare andamenti congiunturali positivi e migliori della media regionale (ad eccezione del fatturato estero negativo) e risultati tendenziali tutti negativi, ma migliori di quelli regionali riguardo a produzione, fatturato e occupazione.
La lavorazione di minerali non metalliferi sperimenta risultati sia trimestrali che annuali generalmente positivi e migliori degli analoghi regionali. Spiccano i sorprendenti aumenti tendenziali degli ordini e del fatturato relativi al mercato estero.
Il metalmeccanico mostra andamenti congiunturali in genere negativi e peggiori della media regionale, così come accade per quelli tendenziali. Si potrebbe ipotizzare che la crisi che continua ad affliggere il settore sia in fase di allentamento, come risulta dalla minore gravità dei risultati trimestrali.
L’elettromeccanico ed elettronico evidenzia risultati congiunturali generalmente negativi e peggiori della media regionale, ad eccezione degli ordini sia interni che esteri sensibilmente positivi. Anche i risultati tendenziali sono negativi e peggiori della media, ad eccezione degli ordini interni positivi.
La produzione di mezzi di trasporto fa osservare performance congiunturali positive e sensibilmente migliori degli andamenti regionali. Al contrario il confronto su base annua mostra variazioni negative e molto peggiori della media, facendo ipotizzare il recente superamento della fase più grave della crisi, non ancora sufficiente a recuperare il divario con l’anno precedente.
Il chimico-farmaceutico fa rilevare risultati congiunturali negativi e peggiori della media abruzzese, ad eccezione del fatturato totale ed estero molto positivi. Gli andamenti tendenziali risultano tutti migliori della media, sebbene negativi nel caso di ordini esteri e fatturato.

IL TERRITORIO.

Dal punto di vista congiunturale L’Aquila è l’unica provincia abruzzese che vede diminuire tutti i principali indicatori. Chieti e Teramo fanno rilevare variazioni tutte positive, ad eccezione dell’occupazione. Pescara mostra aumenti relativi solo agli ordini sia interni che esteri.
Dal punto di vista tendenziale, le variazioni sono generalmente negative, ad eccezione del fatturato estero in provincia di Chieti e degli ordini esteri nelle province di Chieti e Pescara. Relativamente alle previsioni a sei mesi, gli operatori della provincia di Teramo dichiarano aspettative tutte peggiori della media regionale, al contrario di quanto accade per gli operatori aquilani.


La pressione fiscale in Italia soffoca l'economia

Italiani tartassati, pressione reale al 52,5%


7 marzo 2010 

Roma – “I contribuenti italiani sono costretti a sopportare una pressione fiscale del 52,5%“. È questa la stima elaborata da KRLS Network of Business Ethics (www.krls.net) per conto di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani, un dato “che supera di circa 9 punti percentuali quello ufficiale che annualmente viene dichiarato dall’Istat”. I professionisti di KRLS sono arrivati a questo risultato “sottraendo” dal Pil nazionale la quota relativa al sommerso economico.

“Tutto questo partendo dalla considerazione che chi evade, anche se crea Pil, non paga tasse e contributi” – osserva Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – “L’istituto nazionale di statistica non fa altro che applicare le disposizioni previste dall’Eurostat che stabilisce che i sistemi di contabilità nazionale di tutti i Paesi Europei devono includere nel conteggio del Pil anche l’economia non osservata. Diverso è il risultato se si depura la quota addebitabile al sommerso economico, che come noto, non subisce alcuna tassazione”.

“Dalla rielaborazione dei dati – continua Carlomagno – emerge che la pressione fiscale in Italia nell’ultimo anno è cresciuta più degli altri paesi europei. Colpa anche della lotta all’evasione fiscale che non funziona. Solo allargando la base imponibile è possibile ridurre le imposte a chi le paga”.

Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani


18 novembre 2009

+ 0,6 del PIL nell'ultimo trimestre, ma .........

Alluvione Cardè 2 Aprile 2009Image via Wikipedia

Ho letto con molto interesse ed anche con un pizzico di sarcasmo i commenti di entusiasmo ed ottimismo di varie testate giornalistiche all'indomani della pubblicazione della notizia che il PIL italiano dopo 5 trimestri negativi, era aumentato nell'ultimo trimestre dello 0,6 %.
Forse non tutti sanno che nel conteggio del PIL rientra tutto ciò che determina produzione di beni e servizi, a prescindere dall'impatto positivo o negativo che ha sulla popolazione.
Per intenderci : il maggiore inquinamento o l'aumento del gioco d'azzardo concorrono all'incremento del PIL , e cosi via.
Se ora vi dicessi che l'aumento nell'ultimo trimestre del PIL è dovuto in gran parte (se non addirittura in misura maggiore allo 0,6 % !) a tutto l'indotto creato dal terremoto nell'aquilano e dalle recenti alluvioni, come cambierebbe il vostro giudizio su quel dato ??
Ha qualcuno accennato a questo particolare ?
Non mi sembra.
Lascio a voi le deduzioni.




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16 novembre 2009

Stato biscazziere !

Slot machines - New York New York casino, Las ...Image by Marionzetta via Flickr

Fisco, cresce del 44,6% la "tassa sugli imbecilli"
Fisco, cresce del 44,6% la "tassa sugli imbecilli"
(16/11/2009 10:16) |

(Sesto Potere) - Roma - 16 novembre 2009 - “Nei primi dieci mesi del 2009 si è registrato un aumento delle perdite legate alla dipendenza da giochi e scommesse legalizzati del 44,6%. Rispetto allo stesso periodo precedente sono stati lasciati sul tavolo da gioco 812 mln in più.” La conferma arriva da uno studio presentato a Saint - Vincent da Contribuenti.it che con Lo Sportello Antiusura monitora costantemente il fenomeno del gioco d’azzardo legalizzato, detto anche nell’antica Roma, la “tassa degli imbecilli”.

In Italia, nonostante il gioco d’azzardo sia una dipendenza ufficialmente riconosciuta dalle comunità psichiatriche, non viene percepita come tale dallo Stato, al pari di altre dipendenze quali la droga o l’alcol perché la tassa sui giochi serve a rimpinguare le casse del nostro bel Paese.

La “tassa degli imbecilli”, vera e propria tassazione legalizzata, inventata argutamente dagli imperatori romani, è divenuta negli ultimi anni lo strumento più semplice e veloce per far cassa ad ogni costo, depauperando inconsapevolmente i patrimoni dei contribuenti italiani.

Anche i minorenni partecipano alla tassazione: sono passati nell’ultimo anno da 860 mila unità a 1,8 milioni.

Per arginare tale fenomeno, Contribuenti.it chiede misure restrittive nei confronti del gioco legalizzato, pari a quella sul divieto delle sigarette nei luoghi pubblici, la diminuzione dell’offerta di lotterie, il divieto del gioco d’azzardo on line, nei bar e nelle tabaccherie, l’aumento della tassazione sulle vincite al fine di renderle meno appetibili.

“Lo scopo delle istituzioni è quello di educare i cittadini, proteggere la loro salute, mentale e fisica – afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it, Associazione Contribuenti Italiani – non di certo quello di indurli a giocare al poker o alle slot machines, depauperando il patrimonio che potrebbe essere impegnato per rilanciare l’economia”.

“Urge una regolamentazione immediata dei giochi legalizzati anche per rilanciare la ripresa economica che è in atto – conclude Carlomagno – Servono misure reali di sostegno ai consumi che vadano in un’unica direzione, come l’aumento delle tredicesime o la diminuzione dell’acconto sulle imposte. I risparmi degli italiani devono entrare in circolazione nel mercato attraverso canali legali e produttivi e non lasciare che le perdite al gioco diventino prima fonte di entrate nelle casse statali”.


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